Di Zlatan, del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu e dello storytelling.

Ieri, partita di campionato — non allenamento — Zlatan Ibrahimovic, dopo alcuni secondi di gioco segna, si toglie la maglia, pare per esultare, e si becca una bella ammonizione, come da regolamento.

Perché un campione come lui avrebbe dovuto farlo?

Perché ha deciso di dare visibilità al fenomeno della fame nel mondo, tatuandosi sul corpo il nome di 15 persone morte dalla fame, in rappresentanza degli 805 milioni di persone e dare visibilità al Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, diretto dall’italiana Marina Catena.

Il calcio è un grande palcoscenico in grado di interessare milioni di persone.
In questo modo Ibrahimovic è riuscito ad attirare l’attenzione.

Ma, se si fosse fermato al gesto si sarebbe concluso tutto in quell’istante, forse nel suo passaparola.

Invece il Programma Alimentare Mondiale dell’Onu ha deciso di costruirci sopra un video, di poco meno di 3 minuti e rilasciarlo sulla rete e, ovviamente, con tutte le tecniche di digital pr.

Il video racconta la storia. Ed è su questo genere di storie che il pubblico si appassiona facilmente.

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